Andrea Migliorini e la Spal. Una storia più forte della prospettiva della serie cadetta, con il regista veneto tornato in biancazzurro dopo l’esperienza della passata stagione e le prime settimane d’estate trascorse in ritiro con il Livorno.
Ma il richiamo di Ferrara è stato più forte di tutto.
«Non ho mai avuto dubbi al riguardo – spiega -, sono contento di aver fatto questa scelta. Certo lasciare una serie B è stata dura, ma nel mio cuore avevo già deciso e al mio procuratore (Giorgio Zamuner, bandiera del recente passato spallino;ndr) ho sempre detto che la mia unica destinazione possibile era quella spallina. Tutto è andato nel migliore dei modi, e sono felice di essere nuovamente qui».
Rispetto al campionato scorso, Migliorini ha trovato un nuovo compagno di reparto: Carmine Coppola.
«Per me la presenza di Carmine è importante, perché le responsabilità con un giocatore del suo calibro a centrocampo si suddividono. E’ un leader, dal grande carisma ed ha un atteggiamento paterno nei miei confronti. Sono felice, perché con lui al mio fianco posso crescere ancora di più».
Le ambizioni personali di Migliorini per la stagione appena iniziata sono chiare:
«Devo lavorare, migliorare e migliorarmi. C’è chi arriva subito, chi arriva dopo e chi non arriva mai, io devo solo pensare a continuare su questa strada e crescere. Cerco di diventare un giocatore completo, perché questa categoria lo richiede».
A Bassano la Spal ha debuttato in campionato con una vittoria. Un buon inizio secondo il regista veneto.
«Era importante partire bene e ci siamo riusciti, ottenendo una bella vittoria. Per un ora abbiamo giocato in maniera convincente, poi complice la stanchezza fisiologica del periodo siamo un po’ calati, riuscendo comunque a conquistare i tre punti. Stiamo aumentando di condizione, dobbiamo andare avanti così».
Al “Paolo Mazza” arriva il Monza.
«Il campo è terribile, ma a noi non interessa perché in ogni caso dobbiamo fare la partita. Magari ci sarà qualche errore in più dovuto alle condizioni del terreno, ma dovremo comunque essere bravi a leggere la gara e fare un gioco anche diverso tenendo la squadra corta e compatta, correndo meno rischi possibili».
Federico Pansini













